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giovedì 25 dicembre 2008

Come volevasi dimostrare

La sorpresina natalizia dal ministero è arrivata. C'era d'aspettarsela, naturalmente. I primi regolamenti attuativi hanno fatto luce sulle vere intenzioni della Gelmini e del suo staff: attuare la riforma Moratti risparmiando sulle spese per il personale. Così siamo definiti, personale.
Mentre la riforma della secondaria è stata rimandata al prossimo anno e la scuola dell'infanzia rimarrà invariata, la scuola primaria come al solito sarà la più tartassata: dovremo sopportare i primi cambiamenti già a settembre e le conseguenze si sentiranno a febbraio, al momento delle iscrizioni (posticipate di un mese), quando le famiglie saranno costrette a scegliere l'orario per le prime classi.
Già, perché la signora Gelmini non molla: la via del maestro unico attualmente non è proponibile, ma lei insiste. Il risparmio derivante dai tagli sul personale fa troppa gola.
Non credo che saranno molte le nuove classi prime ad adottare il nuovo orario ridotto a ventiquattro ore settimanali, se non altro perché è requisito indispensabile che il maestro o la maestra siano abilitati a insegnare l'inglese; infatti la compresenza è stata abolita, quindi ogni maestra dovrà effettuare non meno di ventidue ore frontali in una sola classe, aumentabili a ventiquattro se ha anche il titolo per insegnare religione. Per il momento non sono tantissimi i maestri in queste condizioni, ma la Gelmini conta di portarceli tutti entro il 2011-2012, obbligandoli a frequentare corsi di lingua (di durata triennale, ma dopo il primo anno si può già insegnare l'inglese in prima...).
Il tempo pieno, dove c'è può anche restare, per gentile concessione, della signora ministro, ma non pensate che sarà come quello attuale! Tornerà il modello di vent'anni fa: lezioni normali di mattina e attività integrative nel pomeriggio, insomma, il vecchio doposcuola.
Infine non è chiaro come sarebbero organizzate le lezioni nel caso in cui si scegliessero 30 ore settimanali. I regolamenti parlano di 27 ore, cioè 24 ore curricolari più tre opzionali (i laboratori della Moratti), nelle classi in cui devono entrare gli specialisti d'inglese e religione: i conti tornano, perché 22 ore con la maestra prevalente più 3 d'inglese e 2 di religione fanno appunto 27.
Ma per le trenta ore, ovviamente non può bastare una sola maestra affiancata da due specialisti, perché restano scoperte tre ore. Chi le dovrebbe svolgere? E come? Sarà lasciata libertà di organizzazione alle singole scuole? C'è un controsenso: il ministro dice che le 30 ore si potranno scegliere a patto che l'organico della scuola lo consenta, insomma se già le maestre ci sono; praticamente nella maggioranza dei casi!
Altro problema: le classi diverse dalla prima, che faranno, resteranno con le trenta ore? A parte i problemi d'orario che si creeranno, mi chiedo: se il modulo è abolito, potrà comunque restare la maestra di matematica che affianca la prevalente?
E poi, perché le famiglie dovrebbero volere un orario di 24 ore, che costringe i bambini a entrare più tardi e uscire prima? E se c'è una maestra in grado di insegnare tutte le materie, ma le famiglie desiderano un orario più lungo , resteranno lo stesso gli specialisti d'inglese e religione? Mi pare un guazzabuglio insensato. Altro che riforma, questo è un pasticcio.
Un bel regalo natalizio del quale dobbiamo essere grati all'attuale governo.

domenica 14 dicembre 2008

La marcia indietro del ministro Gelmini

Due giorni fa, esattamente venerdì 12 dicembre, i giornali pubblicavano trionfali notizie riguardanti la scuola primaria: il maestro unico è finito, il tempo pieno è salvo!
Per la verità qualche buona nuova c'è: le piccole scuole con meno di cinquanta alunni non dovranno per forza chiudere (non per l'immediato futuro, almeno), sono confermati i due docenti nel tempo pieno e il rapporto uno a due nel sostegno, non sarà aumentato il numero massimo di alunni per classe e soprattutto le famiglie potranno scegliere, solo per i figli che frequenteranno la prima dal prossimo settembre, un orario di ventiquattro, ventisette, trenta o quaranta ore settimanali.
Mi sembra un bel passo indietro, se vogliamo una correzione di rotta, anche se il ministro Gelmini dichiara orgogliosamente e testardamente di non aver ceduto alle "proteste della sinistra" (come se a protestare e scioperare non fosse stato il 70% degli insegnanti, ma solo una manica di rivoluzionari rossi).
Leggete il testo di questa intervista al quotidiano La Stampa dal titolo esplicativo: "Gelmini: Quante bugie! Nessun dietrofront sul maestro unico"
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=866&ID_sezione=255&sezione=
Comunque leggendolo una certa confusione rimane, e non promette niente di buono... Infatti non si capisce se, nel caso delle ventiquattro ore, ci sarà un solo maestro a insegnare tutte le materie. Se l'orario di servizio di un docente è di 22 ore, come dice il ministro ed anche la normale logica matematica, sembra automatico che le altre due ore debbano essere coperte da un altro ...uno di "quegli specialisti" non meglio identificati tra inglese e religione, però inglese mi pare difficile perché sono più di due ore la settimana, un'ora in prima classe e poi due e mezzo e tre nelle classi successive. In altri articoli ho letto che si potrà avere l'orario di 24 ore solo se il maestro ha titolo per insegnare tutte le materie compreso l'inglese e la religione: diversamente si dovrà optare per le ventisette o le trenta ore. Assurdo! In pratica, il maestro unico può fare tutto in ventiquattro ore, ma tre maestri no. Significa che nelle ventisette ore (parliamo di prima classe) il maestro prevalente avrà ventiquattro comode ore a disposizione per italiano, matematica e storia, mentre il maestro unico ne avrà solo ventuno, dovendo fare spazio a religione e inglese. C'è qualcosa che non mi torna. E quando le cose non sono chiare, sospettare l'inghippo è assolutamente doveroso.
Occhi aperti!
Come andrà finire, non si sa. E poi, immaginate la confusione se i genitori delle varie classi vorranno orari diversi...i bambini di prima entreranno alle otto e mezzo e usciranno alle dodici e mezzo, quelli di terza magari entreranno alle otto per uscire all'una e quelli di quinta invece faranno il tempo pieno! Ma dico, si può sostenere una simile proposta?
Vogliamo proprio far ridere i polli con queste idee balzane. Fra l'altro bisogna fare i conti con le finanze dei vari comuni: sono loro che devono sostenere e organizzare i trasporti, il riscaldamento, la pulizia e le mense scolastiche. Sicuramente in molte piccole realtà non si potrà attuare il tempo pieno, nel sud probabilmente resteranno le ventisette o trenta ore, mentre la scelta delle ventiquattro non sarà poi così diffusa, perché è difficile far coincidere la richiesta delle famiglie con la contemporanea disponibilità di docenti qualificati per tutte le materie.
Stiamo a vedere; intanto la Gelmini non parla di tempo pieno classico, ma di tempo scuola antimeridiano e doposcuola nel pomeriggio...roba da inorridire, nel 2008 ancora dobbiamo sentire questo termine, mia nonna nata nell'ottocento era più all'avanguardia.
Un consiglio ai naviganti: teniamo gli occhi bene aperti perché per il 18 dicembre, cioè giovedì della prossima settimana, è prevista l'emanazione delle prime norme attuative. Non si sa mai che ci arrivi qualche sorpresina natalizia, dopo quella di agosto, dato che al governo piacciono i regali per le feste...

sabato 8 novembre 2008

Il maestro, anzi la maestra unica divide gli italiani

Maestra lou
I sondaggi dicono che sul tema della maestra unica gli italiani adulti sono divisi a metà tra favorevoli e contrari. Dico maestra e non maestro perché noi insegnanti femminucce siamo in sfacciatissima maggioranza sui maschietti, quindi suona un po' ridicolo usare il genere maschile, o perlomeno appare ipocrita.
C'è chi rimpiange la signora o signorina maestra vecchio stampo, con lo scialle e la bacchetta, seduta alla grande cattedra rialzata dieci centimetri da terra, in un'aula piena di pizzi, statuine sacre, icone e fiori finti.

C'è chi preferisce una scuola più moderna e informale, magari con diversi insegnanti specializzati che riescono ad approfondire meglio le varie materie e ad interessare di più i bambini.
Infine c'è la via di mezzo, scelta dai moderati che desiderano tornare alla serietà e al rigore senza riesumare fossili.
Io appartengo a questa categoria, anche per via dell'età non più giovanissima.
Insomma, credo in un fare scuola attivo, coinvolgente, ma nel rispetto delle norme di civile convivenza: non accetterò mai la confusione infernale, gli strilli, i banchi volanti e i posteriori nudi al vento che alcuni pretendono d'impormi in nome di una libertà non meglio motivata.
Trovo giusto che i bambini abbiano, almeno nei primi anni scolastici, regole chiare e riferimenti precisi; comunque, non esageriamo! Perché mai avrebbero bisogno di una sola figura adulta? Nelle famiglie normali i genitori sono due e i nonni quattro, per non parlare degli zii, quindi i piccoli prima di arrivare a scuola sono già in rapporto con diverse figure educative ed è proprio questo pluralismo a favorire la loro crescita. Non a caso, i bambini vissuti in ambienti isolati, troppo in simbiosi con la mamma, dimostrano difficoltà nei rapporti interpersonali e sociali e spesso anche ritardo nello sviluppo psico-fisico.
Sono gli adulti, diciamo pure certi adulti, a voler detenere l'esclusiva...forse perché è più comodo non doversi confrontare con altri colleghi. Essere l'unica fonte di sapere per gli alunni, comporta una grande responsabilità, ma anche l'appagamento del potere.
I bambini, secondo i sondaggi, preferiscono avere tante maestre: le loro motivazioni suonano molto candide ed esplicite...Chi dice: "è noioso dover vedere sempre la stessa faccia" e chi: "una sola maestra non può sapere tutto ed essere brava in tutto". I bambini, come spesso succede, hanno ragione.
Una sola maestra e per di più negli anta, non potrà dare, in ventiquattro ore, quello che cinque maestre danno in trenta: a meno che non ci si limiti al dettatino, al riassuntino, al capitoletto di storia condensata, alle tabelline e alle operazioni in colonna: giganteschi passi indietro.
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lunedì 3 novembre 2008

IL DECRETO GELMINI, ovvero come raggirare quei cretini della scuola dell'obbligo

Il decreto 137 della Gelmini è legge.
Ormai è fatta. Siamo infarinati e fritti. Quello che più mi dispiace è che potevamo almeno lottare, invece ci siamo comportati da qualunquisti! Non si doveva neanche riaprire la scuola il quindici settembre (parlo per la Calabria), ma noi no, sempre a fare i perfettini. Siamo così presi dal nostro gioco che non ci accorgiamo neppure quando siamo presi in giro! Perché di questo si tratta, una presa in giro colossale. Il governo fa giri di valzer, smentisce, controsmentisce, ma i fatti parlano chiaro: dal prossimo settembre nelle classi prime ci dovrà essere un solo maestro, anzi maestra, data la prevalenza del sesso debole; il tempo pieno - bontà loro - è ancora permesso, ma lo dovranno sostenere i comuni (quindi al sud non ci sarà per mancanza atavica di fondi) e l'insegnante specialista d'inglese dovrà sparire: cominciando dalla prima, le maestre dovranno seguire corsi appositi per insegnarlo ognuna nella propria classe. I corsi saranno obbligatori e partiranno fra breve.
Be', non c'è che dire. Hanno trovato il modo di rifilarci una "riforma" senza contenuti pedagogici, senza dibattito, ricerca e sperimentazione...nessuno ci era mai riuscito in precedenza, neppure la Moratti che fu contestata aspramente, e la manovrina raccoglisoldi è partita in gran fretta il primo d'agosto senza suscitare neppure grande scalpore, almeno nel sud. Neanche i sindacati si sono agitati più di tanto. Lo sciopero unitario è stato organizzato, udite udite, non i primi giorni di settembre, ma il trenta ottobre, il giorno dopo la definitiva approvazione del decreto 137! Chissà quanto si preoccupa il governo del nostro sciopero: le trattenute per loro sono grasso che cola.
Ora qualcuno si è infervorato e sogna un autunno caldo, magari una versione riveduta e corretta del sessantotto...Io non voglio perdere altri quattrini per colpa della loro inefficienza. Stavolta ho scioperato per solidarietà verso i giovani e i precari; ma è una vita che aderisco agli scioperi, ormai non ci credo più. Non parlo per me stessa, fra poco finirò la mia carriera scolastica, ma per il futuro della scuola: è già disastrata, come andrà a finire se nessuno se ne occupa in maniera seria?
Penso che l'attuale governo non abbia alcun rispetto della scuola pubblica e dei suoi dipendenti. D'altra parte tutti i governi passati hanno dimostrato ben poca stima degli insegnanti elementari, anzi, tormentare la scuola primaria modificando programmi, orari, impianto didattico, numero dei docenti sembra essere il passatempo preferito del ministero oggi chiamato Miur.
Con gli specialisti d'inglese poi è una lunga storia.
All'inizio degli anni novanta si decise d'inserire la lingua straniera nelle elementari, partendo dalla classe terza; allo scopo furono istituiti corsi di formazione destinati alle maestre già in ruolo, della durata variabile da cento a cinquecento ore in base al livello di competenze accertato. Cento ore per le laureate o di pari livello, centocinquanta per le brave, trecento per quelle con qualche infarinatura e cinquecento per chi partiva da zero. Naturalmente i corsi non erano obbligatori, perché si partiva dall'idea che bastasse un'insegnante specializzata all'interno di ogni modulo. Non tutti i docenti aderirono al piano formativo e in molte scuole si dovette sopperire con uno specialista che insegnava solo inglese (o francese, tedesco, spagnolo) in sei o sette classi. L'intenzione della sinistra era però quella di assorbire gradatamente gli specialisti, in modo che la lingua straniera fosse insegnata da una maestra di classe. Ma si continuava ad assumere maestre, dando la precedenza nel concorso a chi superava una prova di lingua straniera. In pratica, si veniva assunti solo dimostrando di conoscere una lingua e senza bisogno di frequentare corsi (lo stato non aveva più soldi).
La destra, quando Berlusconi salì al potere, con la ministra Moratti contribuì all'assunzione di nuovi specialisti inserendo l'inglese obbligatorio anche in prima. Assunse anche molti insegnanti specialisti di religione cattolica nella scuola elementare.
E' alquanto strano che, mentre da un lato si assumeva, dall'altro si annunciasse la riduzione degli specialisti d'inglese e il ritorno al maestro unico. Ci furono grandi proteste, piazzate e scioperi a cui io stessa decisi di aderire.
Però il ministro di centro-sinistra Fioroni, succeduto per poco tempo alla Moratti, non cambiò rotta, ma al contrario continuò ad eseguire il compito di chi l'aveva preceduto assumendo altri insegnanti di religione e assorbendo gli specialisti d'inglese su posto comune.
Quindi è logico che adesso la sinistra non può protestare, fa solo un po' di manfrina. Cosa agita ora il PD? Il voto in condotta, ma soprattutto le classi ponte per gli immigrati stranieri: questo tema lo scuote profondamente, ma forse farebbe bene a scandalizzarsi per altre cose. Ad esempio, è vergognoso che nei primi dieci giorni di malattia dobbiamo subire una trattenuta sullo stipendio, queste cose non le fa nessuno, neanche nel privato, e si penalizzano proprio gli insegnanti che si ammalano! I veri fannulloni vanno e vengono dal posto di lavoro, attaccano il cappello e via; oppure sono sempre presenti ma non fanno praticamente niente, questo però ai ministri Brunetta e a Tremonti non importa...vogliono solo racimolare quattrini e colpevolizzarci, così - secondo loro - stiamo zitti. Il grave è che ad ogni episodio di malattia il salasso si ripete, io perderò (anzi ho già perso) sette euro per ogni giornata, ma qualcuno ne perderà di più. Non si potrebbe, per legge, diminuire lo stipendio di un lavoratore ammalato, ma loro trattengono dalla retribuzione accessoria e così il gioco è fatto...FURRRBI!
Chi ci difende? Purtroppo quasi nessuno. Non mi sembra che i sindacati siano rimasti sconvolti da un simile provvedimento, eppure avrebbero dovuto! Nel settore privato, i primi dieci o quindici giorni di malattia sono retribuiti per intero e le trattenute scattano solo per le assenze successive; questo è comprensibile, perché si cerca di scoraggiare le troppe assenze. Invece nel pubblico si fa il contrario: si incoraggiano le lunghe assenze e si penalizzano le brevi, che poi sono la maggioranza. Nell'ambiente scolastico, altamente insalubre e antigienico, è normale prendersi un bel raffreddore, la bronchite e l'influenza o varie forme parainfluenzali.
Venerdì 31 ottobre, il giorno dopo lo sciopero, alcuni sindacati (non tutti, per la verità, giusto i soliti amici) si sono affrettati a siglare il nostro nuovo contratto. Chi credono di incantare, abbiamo aperto abbastanza gli occhi per vedere la loro falsità.

lunedì 1 settembre 2008

Esuberi di seconda classe, anzi turistica

Sembra proprio che l'intenzione di abolire il team modulare sarà rimandata al prossimo anno, e meno male: eliminare trentamila insegnanti all'ultimo momento, proprio all'inizio delle attività scolastiche, sarebbe stato pazzesco oltre che vergognoso.
Resta la preoccupazione per chi si ritroverà probabilmente senza posto il prossimo autunno.
I lavoratori in esubero all'Alitalia, evidentemente, meritano un migliore trattamento perché saranno assorbiti, come dicono, nel settore pubblico; le maestre e i maestri "di troppo" , invece, non si sa dove andranno a finire.
A chi importa? Sono esuberi di seconda classe, anzi turistica.
Questo provvedimento è anche più drastico del già tragico congelamento dei precari, perché ci sono famiglie che verranno private di un sostegno economico su cui già contano...e poi si lamentano del decremento dei matrimoni e delle nascite! Bel modo di tutelare l'occupazione e i nuclei familiari.
Anche perché come sempre i perdenti posto saranno i più giovani, quelli con minore punteggio, senza considerare minimamente le loro competenze.
Fra l'altro, anche se è un particolare minore, dovrà essere aumentato l'orario settimanale dei docenti: attualmente si tratta di 22 ore - più due pomeridiane di programmazione - che saliranno almeno a 25, ipotizzando la settimana corta come in Francia.
Mi sembra una pessima decisione anche per le conseguenze pedagogiche derivanti.
Intanto non è vero che i bambini hanno assoluto bisogno di una maestra mamma: chi lavora con i piccoli sa che si adattano perfettamente alla presenza di più figure di riferimento, ci sono abituati già nella scuola materna dove le maestre sono due - senza contare l'insegnante di religione e la specialista d'inglese. Anzi, affidare i bambini a una sola persona può causare più danni che benefici, se pensiamo al rischio che si trovino cinque ore al giorno per tutta la settimana con una maestra autoritaria, manesca, impaziente o soltanto poco predisposta a insegnare alcune materie (l'inglese, l'informatica, le scienze, la matematica, la musica, la ginnastica...). Anche nella secondaria si potrebbe ottenere un bel risparmio eliminando o accorpando cattedre. So anche di sprechi a livello universitario.
Come si spiega allora questo accanimento contro la primaria, che da decenni dà buona prova di sè? Perché tutti i governi hanno sempre agito così, confidando sul senso di responsabilità e sulla "docilità" dei maestri; poi nel caso specifico per questioni puramente economiche: il risparmio che si realizzerebbe eliminando il team modulare (tre maestri su due classi) fa veramente gola e così si ammanta l'operazione di bei paroloni, tipo "il bene dei bambini" e repertorio analogo.
Bei paroloni, si fa per dire! Sono luoghi comuni e nient'altro, ottimi per fare presa su un'opinione pubblica poco esperta di tematiche pedagogiche e istintivamente ostile agli insegnanti, considerati scansafatiche e privilegiati.
Mentre togliendo l'insegnamento specialistico dell'inglese non c'è stato alcun risparmio, perché sono state sostituite da altrettante maestre di religione e forse poteva esserci una giustificazione didattica accettabile da alcuni punti di vista, ora invece si prepara un colpo grosso molto sleale..
Non sono contraria per motivi ideologici, penso che la spesa pubblica vada contenuta e razionalizzata, ma non sopporto l'ipocrisia e neppure la mala fede con cui si fa pagare sempre ai più deboli il conto di politiche sbagliate .




domenica 31 agosto 2008

La scuola del sud

E' recente la polemica suscitata dalle dichiarazioni del ministro Gelmini, peraltro subito chiarite, secondo le quali la scuola meridionale verserebbe in condizioni peggiori di quella settentrionale. Ovviamente, gli abitanti del sud che hanno avuto modo di conoscere per esperienza diretta o indiretta come funzionano le scuole pubbliche nel nord Italia sanno che è in gran parte vero.

Purtroppo è un dato reale che nel sud gli edifici scolastici sono spesso in pessime condizioni, le attività didattiche risultano frequentemente male organizzate e la situazione disciplinare in molte classi, specialmente nella secondaria, lascia a desiderare.

Fatte le debite esclusioni, perché esistono sicuramente nel sud istituti di tutto rispetto e nel nord scuole poco valide, dobbiamo accettare anche questa differenza, per inciso non di poco conto, fra un'area e un'altra del nostro paese. Come potrebbe essere diversamente, dato che il sud è oppresso da gravissimi problemi di non facile soluzione? Negarlo significa essere in mala fede.

I professori meridionali che si offendono perché si sentono sotto accusa, dovrebbero invece approfittare della situazione per aprire il sacco e denunciare tutto lo schifo che sono costretti a sopportare quotidianamente, chiedendo aiuto alle istituzioni per cambiare; infatti il risultato di una scuola non dipende solo dai suoi docenti, perché un insegnante pur bravo e responsabile può fare molto poco senza l'appoggio dell'ambiente sociale in cui opera.

Un po' in tutta Italia, ma soprattutto nel mezzogiorno, la scuola ha perso la stima della popolazione; chiediamoci perché e cerchiamo di trovare un rimedio, invece di perderci in sterili polemiche tra polentoni e terroni che ormai non convincono più nessuno. Ci sono ottimi insegnanti in Friuli come in Calabria, tra l'altro almeno il cinquanta per cento dei docenti che lavorano nelle regioni del nord è di origine meridionale, però sicuramente la scuola in quelle zone gode di maggiori attenzioni da parte delle amministrazioni locali e dei genitori e questo permette di ottenere risultati soddisfacenti più che nel sud.

Come può funzionare una scuola in cui manca il gesso e il sapone, i muri crollano, non si possono fare fotocopie, non esiste un laboratorio o una palestra? O dove i genitori dicono al figlio: "La tua insegnante non capisce niente, non studiare troppo che ti stressi"...?!

Qualcuno una volta mi ha obiettato che don Milani creò una Barbiana dal nulla. Ma intanto don Milani era una persona straordinaria e per di più un sacerdote, dotato per questo di un vantaggio che un comune maestro non avrà mai. Si dirà, ma che c'entra?

C'entra moltissimo, invece. Nel sud una Barbiana non c'è mai stata né mai ci sarà, perché una persona da sola non riesce a fare grandi cose. Tutto è organizzato in cricche e chi non accetta l'andazzo viene isolato.

Succede anche questo: alcune persone, pur essendo serie e rispettabili, non sono considerate né ascoltate, semplicemente contano meno di nulla per il solo fatto di non appartenere a una delle associazioni che detengono il potere. Se i ragazzi, i genitori, i colleghi e perfino i bidelli decidono che un professore non ha importanti "appoggi", politici, ecclesiastici o d'altro tipo, per lui è finita, può anche essere la reincarnazione di Einstein: nessuno gli darà comunque retta.

Insegnare nel sud è difficilissimo anche per questo. Inoltre si deve considerare che la cultura ormai non offre vantaggi economici o pratici, perciò risulta priva d'interesse per la maggior parte delle persone che sono spinte solo dall' utile immediato. Il rispetto? Ormai si ottiene più facilmente e proficuamente in modo diverso...

Se prima lo studio garantiva un posto di lavoro sicuro e invidiabile, ora non è più così: vediamo laureati a spasso e ingegneri che guadagnano sì e no ottocento euro al mese, mentre personaggi ignoranti girano tronfi in Suv e automobili costose, permettendosi abitazioni da sceicchi. Perché i ragazzi di famiglia povera dovrebbero ancora sacrificarsi a studiare? Per diventare persone istruite e raffinate, in un ambiente che apprezza ben altri valori? E poi dover prendere la valigetta ed emigrare al nord, in cambio di uno stipendio incerto, neppure sufficiente a pagare l'affitto di casa?

Malgrado ciò, conosco tanti bravi studenti che meriterebbero un paese migliore, e professori eroici che combattono ogni giorno contro i pregiudizi, l'arretratezza e l'ignoranza.

Al ministro Gelmini vorrei dire - se potesse e volesse ascoltarmi- che i problemi della scuola nel sud sono i problemi del sud, probabilmente non si risolveranno mai, di certo non con piccoli interventi palliativi. Se poi pensa di sottrarre risorse economiche all'istruzione per pareggiare i conti altrove, sta commettendo l'ennesimo imperdonabile errore. Eliminare gli sprechi è giusto, anzi lodevole, ma ci sono settori ridotti all'osso, all'indecenza per un paese civile. Parola di maestra Adriana, per quello che conta.

venerdì 1 agosto 2008

Fannulloni, tremate!

Insomma, i ministri Brunetta, Tremonti e Gelmini ce la stanno mettendo tutta per tartassare noi insegnanti, mettendoci in un sol fascio con i dipendenti pubblici. Sapevamo di non essere molto popolari, francamente ce ne eravamo accorti da un pezzo, ma ora mi sembra che stiamo toccando il fondo. Sono scandalizzata anche per il comportamento tiepido dei sindacati; ma che diamine, stanno riducendo la paga a chi si ammala, non si era mai visto in precedenza...Il nuovo governo con questo decreto 112 tratta la scuola come se fosse un emporio, bisogna rivedere il budget, si devono tagliare, le spese... ma non si rende conto che l'istruzione è importante? Possibile poi che tutti gli sprechi risiedano nelle assenze dei docenti o nel numero di alunni per classe? Su questi argomenti mi sono già espressa in un post precedente, non voglio ripetermi. Si invocano le motivazioni pedagogiche per nascondere quello che è un puro calcolo contabile; dove racimolare soldi per i conti pubblici che fanno acqua da tutte le parti? Ma sì, c'è la scuola. Tanto, è già spremuta come un limone, peggio di così non può certo andare...
Hanno stabilito che sarà obbligatoria la visita fiscale anche per un solo giorno d'assenza. Veramente altri governi precedenti ci avevano già provato, peraltro con scarsi risultati. Tra le nuove norme, per le malattie di breve durata, inferiori ai dieci giorni (quindi per i non fannulloni), è prevista anche una riduzione dello stipendio. Il dipendente dovrà essere sempre reperibile, tranne un'ora per la... pausa pranzo e dopo le venti (ci mancherebbe anche la visita notturna). Ma che provvedimenti sono questi? A che cosa dovrebbero servire? Forse a mandare insegnanti a scuola con tanto di febbre e bronchite, per distribuire meglio i virus, dato che non bastano quelli già pullulanti nelle aule. Non credo proprio che gli ammalati possano smettere di ammalarsi, a meno che il governo non decida una campagna di vaccinazione antinfluenzale obbligatoria. Sarebbe un'idea. Anzi, proporrei il ritorno della sala medica in ogni istituto scolastico. Era utilissima, fra l'altro serviva anche come piccolo sfogo nei momenti di crisi; quando ero piccola c'era una dottoressa in tutte le scuole, chi è negli "anta" se lo ricorderà.
Quanto ai veri fannulloni, loro se ne infischiano della visita fiscale per un giorno, tanto non si assentano quasi mai, oppure prendono lunghi periodi di congedo! Conoscono il modo di lavorare pochissimo figurando sempre presenti. Facciano controlli a sorpresa negli uffici e vedranno chi lavora veramente e chi invece appende il cappello.
Prima di accanirsi contro chi sta male (soprattutto nella scuola, date le pessime condizioni igieniche in cui versano molti istituti), farebbero bene a controllare chi c'è, compresi i dirigenti.
Poi dovrebbero verificare se i dipendenti sono in grado di rendere; se i locali rispettano le norme di sicurezza e d'igiene, se le attrezzature non sono carenti oppure obsolete e guaste, se il personale è valorizzato in maniera adeguata alle sue effettive competenze, se nell'ambiente lavorativo non esistono casi di mobbing e bullismo, eccetera eccetera.
Tutto ciò comporta molto impegno e fatica, perciò è sicuramente più comodo dare dei fannulloni a quei poveri cristi di maestri e professori che lottano in cambio di un modesto stipendio, senza ricevere alcun ringraziamento da nessuno - casomai critiche e maldicenze - pensando al bene dei ragazzi e a quello di uno stato che non sa apprezzare il loro lavoro.
Come al solito sono sempre i più deboli ad essere presi di mira: come mai non decidono di ridurre lo stipendio ai parlamentari o ai dirigenti pubblici? Perché non riducono drasticamente i fondi per i progetti aggiuntivi, perché non eliminano le figure obiettivo (del tutto inutili)? Sarebbe già un bel risparmio. Eh già, migliaia di euro che piovono in ogni scuola per essere distribuiti - o disseminati - da quando vige la logica dell'empowerment.
Non mi si dica che sono discorsi qualunquisti. Le pecche nella scuola esistono, eccome, però per eliminare quelle non si fa mai niente, mentre si fa sempre qualcosa per produrre ulteriori guasti.